
Displasia anca: cause, diagnosi e trattamenti efficaci
9 Dicembre 2025L’osteoporosi è una patologia sistemica silenziosa che trasforma le nostre ossa in strutture fragili, rendendole vulnerabili a rotture che possono avvenire anche a seguito di traumi minimi, definiti fratture da fragilità. Queste fratture rappresentano una delle principali cause di disabilità e perdita di autonomia nella popolazione anziana.
Comprendere il legame tra la salute ossea e il rischio di frattura è il primo passo verso una prevenzione efficace. Presso Orthocare STP, il nostro approccio non si limita alla riparazione chirurgica del danno acuto, ma include la gestione a 360 gradi del paziente a rischio, integrando il trattamento chirurgico d’emergenza con l’essenziale prevenzione secondaria.
Cos’è l’osteoporosi: la malattia silenziosa delle ossa
L’osteoporosi è caratterizzata da una progressiva riduzione della densità minerale ossea (Bone Mineral Density, BMD) e dal deterioramento della microarchitettura scheletrica. L’osso diventa poroso e meno resistente.
Tipologia di osteoporosi e fattori di rischio
Esistono due forme principali di osteoporosi, che rappresentano un importante fattore di rischio per le fratture da fragilità:
- Osteoporosi Post-Menopausale (Tipo I): Dovuta alla carenza di estrogeni, colpisce prevalentemente le donne dopo la menopausa.
- Osteoporosi Senile (Tipo II): Associata all’invecchiamento, colpisce entrambi i sessi dopo i 70 anni.
Fattori di rischio principali:
- Età avanzata e sesso femminile.
- Bassa densità minerale ossea (BMD).
- Precedente storia di fratture da fragilità.
- Uso prolungato di corticosteroidi.
- Basso indice di massa corporea (BMI).
- Carenza di Vitamina D e Calcio.
La diagnosi: la MOC, strumento Fondamentale
La diagnosi standard per l’osteoporosi è la Densitometria Ossea a Raggi X (MOC). Questo esame misura la densità ossea, fornendo un punteggio che classifica lo stato di salute dello scheletro.
T-score: indica di quante deviazioni standard la densità ossea del paziente si discosta dal picco di massa ossea di un giovane adulto sano. Un T-score inferiore a $-2.5$ conferma l’osteoporosi.
Le fratture da fragilità: clinica e sedi più colpite
Le fratture da fragilità sono quelle che si verificano a seguito di un trauma di lieve entità, come una caduta dalla propria altezza o, in casi estremi, anche solo tossendo o sollevando un peso leggero.
Le sedi anatomiche a maggior rischio
Le fratture clinicamente più rilevanti, per il loro impatto sulla qualità della vita e sull’aspettativa di vita, sono:
- Frattura del collo del femore: la più grave, richiede quasi sempre intervento chirurgico immediato.
- Frattura delle vertebre: spesso non riconosciuta, causa dolore dorsale cronico, perdita di altezza e cifosi (curvatura anomala della schiena).
- Frattura del polso (radio distale): la più frequente, spesso la prima “spia” di un problema osseo sottostante.
Il verificarsi della prima frattura (la frattura “sentinella”) aumenta in modo esponenziale il rischio di fratture successive, rendendo la prevenzione secondaria un imperativo medico.
Il ruolo fondamentale dell’ortopedico nella gestione delle fratture
L’ortopedico non è solo colui che “ripara” l’osso rotto, ma è il professionista che valuta la causa e garantisce il miglior risultato funzionale e biologico possibile.
Trattamento chirurgico della frattura acuta
Nel caso di fratture maggiori (come la frattura del femore), la chirurgia è vitale per ripristinare la funzionalità e permettere la mobilizzazione precoce. Le opzioni chirurgiche includono:
- Osteosintesi: utilizzo di placche, viti o chiodi (a seconda della tipologia di frattura) per stabilizzare i frammenti ossei.
- Protesi articolare: nel caso di fratture del collo del femore che compromettono l’afflusso di sangue alla testa femorale, è spesso necessario sostituire l’articolazione con una protesi d’anca.
Le sfide della chirurgia su osso osteoporotico
L’osso fragile pone sfide uniche: il materiale d’osteosintesi (viti, chiodi) ha una presa minore. Per questo, l’ortopedico deve adottare tecniche e dispositivi specifici (es. chiodi cementati o protesi con stelo lungo) che garantiscano la massima stabilità e tenuta.
La prevenzione secondaria: il fattore anti-frattura
La prevenzione secondaria è il pilastro per evitare che una prima frattura sia seguita da altre. Questo richiede un approccio multidisciplinare e una gestione attiva.
Strategie farmacologiche e nutrizionali
Terapia farmacologica anti-riassorbitiva: il medico (ortopedico o specialista) può prescrivere farmaci che rallentano la perdita di osso (es. Bifosfonati, Denosumab).
Integrazione nutrizionale: assunzione adeguata di Calcio e Vitamina D, essenziali per l’assorbimento del calcio e la salute ossea. La carenza di Vitamina D è estremamente comune.
Prevenzione delle cadute e esercizio fisico
L’80% delle fratture di femore avviene a seguito di una caduta. La prevenzione include:
- Miglioramento dell’equilibrio e della coordinazione.
- Rinforzo muscolare (la muscolatura protegge lo scheletro).
- Rimozione degli ostacoli domestici (tappeti, fili scoperti).
Orthocare: chirurgia e recupero rapido con REQUICK
La gestione ottimale delle fratture da fragilità, in particolare quelle che richiedono una protesi d’anca, richiede rapidità d’azione e protocolli di recupero avanzati.
La nostra esperienza, guidata dal Dott. Alessandro Maria Panti, si concentra su due pilastri interdipendenti.
Chirurgia di alta specializzazione
Utilizzo di tecniche mininvasive e dispositivi protesici specifici per l’osso osteoporotico (es. steli cementati o cementati di ultima generazione). Questo garantisce la massima stabilità dell’impianto, cruciale per la tenuta e la durata in un osso fragile. La scelta della tecnica chirurgica è mirata a un minor danno tissutale, fondamentale per ridurre le complicanze.
Recupero post-operatorio
Grazie al controllo ottimale del dolore e alla mobilizzazione precoce, il Protocollo REQUICK consente ai pazienti, nella maggior parte dei casi:
- Mobilizzazione immediata: grazie alla tecnica chirurgica mininvasiva e al controllo ottimale del dolore, il Protocollo REQUICK consente ai pazienti, nella maggior parte dei casi, di iniziare a camminare direttamente dalla sala operatoria.
- Riduzione della degenza: la ripresa funzionale estremamente rapida è vitale per i pazienti anziani, riducendo i rischi di complicanze legate all’immobilizzazione prolungata. La degenza ospedaliera per la protesi d’anca è mediamente di soli 4 giorni.
Integrare l’alta specializzazione chirurgica con un recupero funzionale immediato è la nostra risposta per minimizzare l’impatto della frattura da fragilità e massimizzare il ritorno all’autonomia del paziente.




