
Protesi d’anca e sessualità
16 Luglio 2026La coxartrosi, o artrosi dell’anca, è una patologia cronico-degenerativa che colpisce l’articolazione coxo-femorale. Si tratta di una condizione caratterizzata dalla progressiva erosione della cartilagine che riveste la testa del femore e l’acetabolo (la cavità del bacino che la ospita). Quando questa protezione naturale viene meno, lo sfregamento diretto tra le superfici ossee innesca un processo infiammatorio che porta a dolore, rigidità e, nei casi più gravi, a una significativa invalidità.
Identikit della coxartrosi: diffusione, età e sesso
La coxartrosi è una delle patologie ortopediche più comuni nel mondo occidentale. Comprendere la sua diffusione aiuta a inquadrare la portata del problema:
- Diffusione: colpisce circa il 10-15% della popolazione mondiale sopra i 60 anni, ma i dati recenti mostrano un abbassamento dell’età media dei pazienti.
- Età: sebbene sia tipicamente una patologia dell’invecchiamento (insorgenza comune tra i 60 e i 70 anni), non è raro riscontrare forme precoci in pazienti tra i 40 e i 50 anni, spesso legate a stili di vita intensi o fattori congeniti.
- Sesso: le donne risultano essere più colpite rispetto agli uomini, specialmente dopo la menopausa, a causa dei cambiamenti ormonali che influenzano la densità ossea e la salute dei tessuti connettivi. Negli uomini, l’insorgenza è spesso legata ad attività lavorative logoranti o traumi sportivi pregressi.
Cause e fattori di rischio della coxartrosi: perché l’anca si usura?
Possiamo distinguere tra coxartrosi primaria (legata al naturale invecchiamento) e secondaria, scatenata da fattori specifici:
- Fattori congeniti: malformazioni come la displasia dell’anca o il conflitto femoro-acetabolare (FAI) accelerano l’usura della cartilagine.
- Traumi: fratture o lussazioni avvenute in gioventù possono alterare la meccanica articolare.
- Obesità: il sovrappeso aumenta il carico meccanico sulle anche, accelerando il processo degenerativo.
- Ereditarietà: esiste una predisposizione genetica che rende la cartilagine di alcuni individui meno resistente alle sollecitazioni.
Sintomi della coxartrosi: come riconoscerla
Il dolore è il segnale principale, ma la sua localizzazione può trarre in inganno. Ecco come si manifesta:
- Dolore inguinale: è il sintomo cardine. Molti pazienti pensano erroneamente di avere un problema muscolare o un’ernia.
- Rigidità articolare: la classica difficoltà a fare i primi passi la mattina o ad alzarsi dopo essere stati seduti a lungo.
- Il dolore “a riposo” e notturno: questo è il campanello d’allarme più grave. Quando l’anca fa male anche a letto, significa che l’infiammazione è in fase avanzata.
- Zoppia di fuga: il paziente accorcia involontariamente il tempo di appoggio sulla gamba malata per evitare il dolore, alterando la postura generale.
Rimedi della coxartrosi e strategie: dalla conservazione alla chirurgia
Il trattamento della coxartrosi segue una scala di invasività crescente, con l’obiettivo di preservare l’articolazione il più a lungo possibile.
Trattamento conservativo e fisioterapia
Nelle fasi iniziali, si punta a ridurre il carico e migliorare la meccanica del movimento:
- Ginnastica posturale e rinforzo muscolare: fondamentale per sostenere l’articolazione tramite glutei e quadricipiti.
- Uso della bicicletta: la pedalata (cyclette) è il miglior esercizio “low impact”. Permette di produrre liquido sinoviale (il lubrificante naturale) senza sottoporre l’anca a impatti traumatici.
- Terapia farmacologica: antinfiammatori (FANS) per le fasi acute, sotto stretto controllo medico
Medicina rigenerativa e infiltrazioni
Quando la fisioterapia non basta, si interviene direttamente nell’articolazione:
- Acido ialuronico: un trattamento infiltrativo che “visco-supplementa” l’articolazione, riducendo l’attrito e il dolore per periodi che vanno dai 6 ai 12 mesi. È spesso un ottimo “ponte” per ritardare l’intervento.
- PRP o cellule staminali: nuove frontiere della medicina che mirano a ridurre l’infiammazione cellulare profonda.
Quando i rimedi non bastano: la chirurgia mininvasiva REQUICK
Quando la coxartrosi raggiunge uno stadio avanzato, la degenerazione della cartilagine diventa irreversibile e i rimedi conservativi smettono di offrire sollievo. In questa fase, il dolore non è più un semplice fastidio, ma un limite invalicabile che condiziona il sonno, il lavoro e gli affetti. La soluzione d’elezione è la protesi d’anca, ma grazie all’approccio di Orthocare, l’intervento non è più vissuto come un evento traumatico o una “scelta estrema”, ma come lo strumento per annullare immediatamente quella sofferenza cronica.
Il Protocollo REQUICK è una strategia multidisciplinare (chirurghi, anestetisti, infermieri e fisioterapisti) progettata per spegnere il dolore e restituire l’autonomia in tempi record.
Chirurgia mininvasiva ad accesso anteriore: rispetto per i tessuti
Il segreto per un post-operatorio senza sofferenza risiede nel modo in cui si raggiunge l’articolazione. L’accesso anteriore permette di operare passando attraverso gli interstizi muscolari senza recidere alcuna fibra.
- Meno trauma, meno dolore: non sezionando i muscoli, si evita la causa principale del dolore post-operatorio acuto e della debolezza muscolare.
- Stabilità immediata: poiché l’anatomia naturale viene rispettata, il paziente percepisce l’anca come solida e “sua” già pochi minuti dopo l’impianto, eliminando quel senso di insicurezza che spesso genera ansia e dolore psicologico.
- Sanguinamento ridotto: una chirurgia meno invasiva comporta meno ematomi, riducendo la tensione dei tessuti che è spesso fonte di discomfort nei giorni successivi.
Anestesia selettiva: gestire il dolore prima che insorga
Un pilastro fondamentale di REQUICK è l’anestesia spinale “rapida”. L’obiettivo non è solo addormentare la parte, ma preparare il corpo a una ripresa senza traumi.
- Controllo multimodale: il dolore viene aggredito su più fronti prima, durante e dopo l’intervento. Questo permette di evitare i picchi di sofferenza tipici della chirurgia tradizionale.
- Risveglio vigile: l’effetto svanisce entro un’ora, lasciando il paziente lucido e pronto a muoversi, senza quella sensazione di stordimento o nausea che può rendere faticoso il primo approccio al movimento.
La mobilizzazione istantanea: muoversi per stare meglio
La vera firma del Protocollo REQUICK è la velocità con cui si rompe il circolo vizioso “dolore-immobilità”:
- In piedi in 40 minuti: camminare e salire le scale subito dopo l’uscita dalla sala operatoria funge da potente antidolorifico naturale. Il movimento riattiva la circolazione, riduce il gonfiore e dimostra al cervello che il vecchio dolore da sfregamento osseo è sparito per sempre.
- Libertà totale: l’assenza di cateteri e drenaggi elimina quella sensazione di “essere malati”, spronando il paziente a muoversi con naturalezza e riducendo lo stress fisico e mentale.
Una degenza breve
Con REQUICK la permanenza in clinica dura solo 4 giorni, un tempo dedicato non alla convalescenza passiva, ma alla riscoperta delle proprie capacità:
- Nessuna restrizione meccanica: la stabilità della tecnica anteriore è tale che non occorrono cuscini distanziatori o rialzi per il WC. Il paziente può dormire sul fianco o accavallare le gambe, gesti minimi che però restituiscono una qualità della vita immediata.
- Materiali per il futuro: l’uso di ceramiche e titanio poroso assicura una durata dell’impianto che può superare i 30 anni. Questo significa che, una volta risolto il problema della coxartrosi, il paziente può tornare a una vita attiva (sport compreso) senza il timore che il dolore ritorni.
Domande Frequenti (FAQ)
1. Quali sono i primi segnali della coxartrosi?
Il sintomo tipico è il dolore all’inguine che può scendere fino al ginocchio. Fai attenzione alla rigidità: se fai fatica a metterti le scarpe o ti senti “bloccato” dopo essere stato seduto, l’artrosi potrebbe essere già in fase iniziale.
2. Esistono rimedi per ritardare l’intervento?
Sì. I rimedi più efficaci sono il controllo del peso, l’uso della bicicletta per lubrificare l’articolazione senza traumi e le infiltrazioni di acido ialuronico, che agiscono come un cuscinetto protettivo e sfiammante.
3. La coxartrosi è una malattia ereditaria?
Non si eredita la patologia, ma la predisposizione fisica. Se hai familiari che hanno sofferto di artrosi precoce o displasia, è fondamentale puntare sulla prevenzione e sul mantenimento del tono muscolare sin da giovani.
4. Perché con il metodo REQUICK sento meno dolore?
Perché utilizziamo l’accesso anteriore mininvasivo. Passiamo tra i muscoli senza tagliarli: non essendoci ferite muscolari da rimarginare, il dolore post-operatorio è drasticamente ridotto rispetto alle tecniche tradizionali.
5. È vero che si cammina subito dopo l’operazione?
Sì. Grazie a una chirurgia rapida (circa 30 minuti) e all’assenza di trauma muscolare, sarai in piedi già 40 minuti dopo l’intervento. Muoversi subito evita la rigidità e accelera la ripresa biologica dei tessuti.
6. Quanto dura la degenza e quando sarò autonomo?
La degenza dura solo 4 giorni, durante i quali imparerai a gestire scale e movimenti quotidiani. Una volta a casa sarai già autonomo: non avrai bisogno di rialzi per il WC o stampelle per lunghi periodi.




